
La motivazione è spesso citata come una delle qualità chiave necessarie per raggiungere l’eccellenza in qualsiasi campo ma è particolarmente cruciale nello sport.
Ma che cos’è esattamente la motivazione e come può influenzare le prestazioni di un atleta?
La motivazione può essere definita come un insieme di ragioni o incentivi che spingono un individuo a intraprendere e perseguire una certa azione o obiettivo.
Può provenire da fonti esterne (extrinseca) come premi, riconoscimenti o pressioni sociali, oppure da fonti interne (intrinseca) come il desiderio di superamento personale, la passione o l’interesse genuino verso un’attività.
La motivazione, nella sua essenza, rappresenta la spinta che muove le persone verso obiettivi, sogni e azioni, è ciò che anima la nostra volontà di alzarci ogni mattina e inseguire ciò che desideriamo, nonostante le difficoltà.
Ma che cosa si nasconde dietro a questa potente forza?
La motivazione può essere definita come un processo interno o esterno che attiva, guida e mantiene comportamenti diretti verso il raggiungimento di un obiettivo,
si tratta di una forza invisibile, ma palpabile, che ci spinge verso un determinato cammino o azione.
Il primo aspetto della motivazione è quando si attiva, questo è il momento iniziale in cui si decide di intraprendere un’azione o perseguire un obiettivo, può essere ispirato da un bisogno interno, un desiderio o un incentivo esterno.
Poi c’è la persistenza che rappresenta la forza interiore che spinge a continuare nonostante le sfide, ostacoli o avversità, è la capacità di mantenere l’impegno verso un obiettivo, anche quando il percorso diventa difficile.
E poi c’è l’intensità che si riferisce alla quantità di energia o sforzo che una persona è disposta a mettere in una determinata attività, più alto è il livello di intensità, maggiore sarà la dedizione e l’attenzione alla specifica attività.
La motivazione può avere origini diverse, ma tendenzialmente si radica in 3 aspetti primari che sono i bisogni che possono essere fisiologici, come la fame, o psicologici, come il bisogno di appartenenza o di autorealizzazione.
Poi ci sono i desideri e aspirazioni, questi sono spesso legati a ciò che una persona spera di diventare o di realizzare nel suo futuro.
e infine ci sono i fattori esterni come ricompense, riconoscimenti, pressioni sociali o aspettative degli altri.
E’ sempre importante considerare che la motivazione non è statica, può variare nel tempo a seconda delle circostanze, delle esperienze personali e dei cambiamenti interni ed esterni.
Ad esempio, ciò che motiva una persona all’età di 20 anni potrebbe non essere lo stesso che la motiva a 40.
Allo stesso modo, la motivazione può essere influenzata da fattori come la salute, le relazioni, le esperienze di vita o i cambiamenti ambientali.
La motivazione, pur essendo un concetto complesso, è fondamentale nella nostra vita quotidiana, è ciò che ci spinge a evolverci, a superare noi stessi e a perseguire i nostri sogni.
Comprendere la natura e le sfaccettature della motivazione può aiutarci a sfruttarla al meglio, sia nella vita personale che professionale.
In ogni sua forma, rappresenta il fuoco che alimenta la nostra azione e il desiderio di progredire.
Nello sport, la motivazione gioca un ruolo centrale in molteplici aspetti che secondo me sono principalmente 3, uno è l’allenamento, per gli atleti, la routine quotidiana di allenamento può essere estenuante e ripetitiva,
la motivazione è ciò che spinge un atleta a svegliarsi ogni giorno, indipendentemente dal clima o dal proprio stato d’animo e a dare il massimo in ogni allenamento.
Poi c’è la competizione, la competizione è l’apice della carriera di ogni atleta, la motivazione, in questo contesto, aiuta l’atleta a rimanere focalizzato, superare l’ansia da prestazione e a dare il massimo per raggiungere o superare i propri obiettivi.
E poi c’è il superamento degli ostacoli come infortuni, sconfitte, critiche negative, gli atleti affrontano molteplici sfide nel corso delle loro carriere, la motivazione intrinseca è spesso ciò che permette loro di superare questi ostacoli e continuare a perseguire i loro obiettivi.
Mentre entrambe le forme di motivazione sono importanti, numerosi studi hanno suggerito che la motivazione intrinseca,
basata sul piacere e sull’interesse personale per l’attività, è più sostenibile e correlata a migliori prestazioni rispetto alla motivazione extrinseca.
Un atleta che si allena duramente perché ama veramente ciò che fa e desidera migliorare sarà più resiliente e avrà una carriera più lunga e soddisfacente rispetto a un atleta che lo fa solo per premi o riconoscimenti.
La motivazione è il motore che guida gli atleti verso l’eccellenza, capire da dove proviene questa spinta e come alimentarla può fare la differenza tra un buon atleta e un campione.
Sia che provenga da una medaglia, dalla gloria o dalla semplice passione per lo sport, la motivazione è la chiave per spingere ogni atleta oltre i propri limiti.

Come già detto, la motivazione è il carburante che alimenta l’ardore e la determinazione degli atleti ed è divisa principalmente in due tipi, intrinseca ed extrinseca, ogni forma ha il suo ruolo e la sua importanza.
Ma come si differenziano e come influenzano le prestazioni sportive? Andiamo più nel dettaglio.
Motivazione Intrinseca
La motivazione intrinseca deriva dal desiderio interno di un individuo di intraprendere un’attività per il semplice piacere o interesse che essa suscita, indipendentemente da ricompense esterne.
Gli atleti guidati da questo tipo di motivazione amano sinceramente ciò che fanno e spesso trovano soddisfazione nel processo stesso, non solo nei risultati.
La motivazione intrisenca ha queste 3 componenti fondamentali, la passione che proviene da un forte amore per l’attività che è alla base di tutto, senza passione non può esistere altro.
Poi c’è chiamiamola autodeterminazione, in quanto gli atleti sono autonomi nelle loro decisioni e perseguono gli obiettivi perché lo desiderano, non perché vengono obbligati.
E poi c’è la sfida personale, spesso, la volontà di migliorarsi e di superare i propri limiti prevale sul desiderio di superare gli altri.
Quindi essere intrinsecamente motivati può portare a una maggiore resilienza di fronte alle avversità, a un impegno di lungo termine e a una maggiore soddisfazione personale.
Andiamo ora a vedere la motivazione estrinseca che è alimentata da fattori esterni, questo tipo di motivazione spinge un atleta a intraprendere un’attività per ottenere ricompense esterne (come premi, riconoscimenti o approvazione sociale) o per evitare punizioni.
La motivazione estrinseca proviene da ricompense e riconoscimenti, in quanto la prospettiva di ottenere premi tangibili, come medaglie o premi in denaro, può essere un potente motivatore.
Un altro aspetto della motivazione estrinseca è l’aspettativa di allenatori, familiari, amici che può influenzare la prestazione di un atleta.
ed inoltre c’è la paura delle punizioni o delle critiche che può spingere un atleta a esibirsi al meglio.
Se utilizzata correttamente, la motivazione estrinseca può fornire una spinta immediata, potenziando la prestazione a breve termine.
Nonostante le differenze, né la motivazione intrinseca, né quella estrinseca sono migliori, ciò che è fondamentale è trovare il giusto equilibrio tra le due.
Per esempio, un atleta in fase di avvio potrebbe trarre beneficio da ricompense estrinseche per consolidare abitudini e routine di allenamento.
Ma, a lungo termine, è la passione e l’interesse intrinseco per lo sport che garantiranno la sua dedizione e la crescita continua.
In conclusione, comprendere e bilanciare questi due tipi di motivazione può aiutare allenatori e atleti a creare un percorso sportivo sia gratificante che di successo.
